Houston, Texas
Eccomi a Houston, prima volta negli USA per me. Da Genova via Parigi, dove le 6 ore di sosta mi hanno lasciato lo spazio per un giro in città, dove non passavo da tempo.
Interessante il nuovo "people mover" al terminale E di Parigi CDG. Viaggio Air France sofficissimo, a 38000 piedi (11582 metri).
Due impressioni sull'arrivo.
I due moduli da compilare (possibilmente già in aereo, per portarsi avanti) per il controllo polizia, specie quello verde, sono al limite della comicità. "Sei mai stato coinvolto o sei coinvolto in spionaggio o sabotaggio; o in attività terroristiche; o genocidio....?" e ancora: "stai cercando di entrare per intraprendere attività criminali o immorali?". Ma certo, se sono un criminale te lo vengo a dire compilando diligentemente la casella col "sì".
La coda di quasi un'ora per passare il controllo passaporti è invano rallegrata da schermi piatti che trasmettono sorrisi e benvenuti dalle diverse etnie che fanno parte di questa nazione. Un'impressione di falso che stenta ad andare via. Lo schermo ti spiega ancora che la sicurezza è importante, tanto importante che potresti essere sottoposto a ulteriori controlli. Magnifico.
L'impressione è che questa nazione abbia messo la sicurezza (intesa come "security", non come "safety") al di sopra degli altri valori, inclusa la libertà.
Da stasera, gli USA hanno le mie impronte digitali e una mia foto digitale, diligentemente scattata al controllo passaporti con una webcam. La Repubblica Italiana non le ha (e mi va bene così, ma - direbbe Snoopy "questo significa qualcosa, anche se non so esattamente cosa").
Infine, l'hotel. Mai successo in Europa e Giappone, di aspettare 45 minuti per avere la stanza, alle dieci di sera, perché è da preparare. Puzza nei corridoi, puzza nella stanza. Cortesia e sorrisi delle ragazze della reception, birra offerta a me a ai due arrivati dopo, anche loro senza stanza. Forse era meglio avere le stanze pronte, o no? Di due telefoni, in stanza ne funziona solo uno.
Complessivamente, la terra dei sogni di molti, non mi ha fatto una grande impressione. Vedremo domani.
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commenti
A quanto ne so...
Serve principalmente ad avere una pezza d'appoggio per procedere legalmente contro di te nel caso si scoprisse che sei un terrorista o attività criminali.
Ricordati che è non riuscendo ad arrestare Al Capone per mafia lo hanno messo dentro per evasione fiscale...
XD
"Ma certo, se sono un criminale te lo vengo a dire compilando diligentemente la casella col "sì"."
Io lo trovo molto divertente..XDXDXD...poi sicuramente un criminale contatta l'Ambasciata Americana e dice: "Io ho trafficato droga, ma adesso ho smesso. Ora mi occupo di spionaggio e sabotaggio, ma non preoccupatevi: voglio andare in America per fare un attentato...Posso andare? Pe' piaccere, dai, dai, dai...vipregovipregovipregooo!"
Quel questionario potrebbe
Quel questionario potrebbe essere usato contro di te in tribunale... comunque è vero, è ridicolo per un visitatore "normale" che non ha alcuna intenzione di scatenare una nuova guerra mondiale... :-P
Buon lavoro,
Emanuele
Una sorta di avviso
Credo abbia le funzioni di una specie di avviso, infatti dice "se hai risposto si a una qualsiasi domanda contatta l'Ambasciata Americana prima di partire per gli USA, perché potrebbe esserti rifiutato l'ingresso". Come dire "pensaci bene prima di partire", e per il paese che ama i questionari, è il modo più naturale di farlo.
Forse, come dici tu, dichiarare il falso ed essere poi trovati colpevoli può essere una aggravante.
Riccardo
Buon soggiorno
Tienici aggiornato. E' interessante sapere come vanno le cose in città che non siano le solite (New York, San Francisco, Los Angeles).
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